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Fuga - Sentimenti

 
“Forse dovremmo iniziare parlare di convivenza, o matrimonio...”
“Non posso amore, non ho denaro a sufficienza e serve una casa.”
“Ma è dieci anni che siamo insieme, io ho risparmiato qualcosa, tu?”
“Ho un sacco di debiti da pagare, lo sai quell’eredità. Non sono due euro!”
“Capisco, ma avrei desiderio di certezze, Paolo...”
“Le hai! Ti amo, che vuoi di più?”
“Vorrei vivere con te, svegliarmi con te al mattino, condividere la vita con te, amarti quando ne sento il desiderio e non quando c’è una casa libera...”
“Questo lo avrai quando si potrà, accontentati ora.”
“Ma Paolo, mi sembra che la vita mi sfugga via...”
“Ma che stupidaggini, da te non me lo aspettavo Monica, tutte paranoie!”
“Ti assicuro, mi sento così vuota da qualche tempo...”
Ma Paolo non la sente più. Si alza in piedi, saluta gli amici appena entrati nel pub, scherza con loro e lascia Monica sola al tavolo. Monica li sente parlare di vacanze, sente il suo uomo che dice che vuole fare un viaggio da sogno perchè ha un sacco di soldi da spendere. Le crolla un mondo.

Monica ha trent’anni e qualche mese. Li ha compiuti sullo scadere dell’inverno, quando già i primi germogli si fanno strada sui rami e i boccioli dei fiori mostrano timidamente il loro capo ancora acerbo. E’ delusa e ferita. Delusa dagli uomini. Ferita dal suo orgoglio. In realtà è delusa dal suo uomo. Quello che ha lasciato in città, lontano chilometri da lei, dopo la sua fuga in questa piccola isola del Pacifico, dove tenta di rimettere insieme i pezzi della sua vita. E’ una follia.
Conosce a memoria quel passo di Orazio: “caelum non animum mutant qui trans mare currunt”. Monica sa bene che chi corre attraverso il mare muta solo il cielo sotto al quale vive, non certo l’animo dentro di sé. Non si può sfuggire al tormento. L’animo lo si rafforza anche standosene a casa, affrontando il dolore, la sofferenza. Solo se si vuole.
Ma Monica, in un piccolo atto di codardia o forse di coraggio, aveva preferito partire e ora se ne sta lì, seduta all’ombra di una palma a bere il latte di cocco, osservando l’oceano davanti a sé. E i riflessi del sole si incontrano e si uniscono alla brillantezza delle onde. La confondono.
Ricorda quando Paolo era il sole e lei l’acqua dell’oceano. Ricorda i raggi che la penetravano creando una magia col suo liquido di vita, facendo nascere, prima timido poi sempre più potente, l’orgasmo. Ricorda la passione, le sensazioni, le carezze, i baci, le risate, le tenerezze, l’energia. Ricorda la prima volta con lui, in vacanza, sotto a una tenda mezza rotta. Aveva solo vent’anni, non era vergine perchè era stata stupida, ma si era detta “tra me e Paolo è diverso, sarà per sempre”. Ricorda l’ultima volta, un amplesso fugace in cui lui non l’aveva nemmeno aspettata: di solito lo faceva, pensava prima al suo piacere, ma quella volta no. E Monica aveva capito che qualcosa era terribilmente, irrimediabilmente cambiato.
Appoggia la noce di cocco sulla sabbia accanto a lei, china il capo e piange silenziosa. Dieci anni buttati. A causa del suo orgoglio.

“Ciao... ti ho visto qui tutta sola a piangere. Non mi sembra una buona vacanza. Posso sedermi?”
“Scusa, ma non sono di grande compagnia oggi... credo...”
“Oh, nemmeno io lo sarei, dopo otto anni la mia ragazza mi ha lasciato. Anche io avrei buoni motivi per piangere, in effetti.”
“E perchè non lo fai?”
“Perchè non ha senso. Perchè è energia sprecata. Perchè non lo merita.”
“Quanti perchè...”
“E ce ne sono altrettanti, anzi mille e forse più.”
“Non ci avevo pensato...”
“Succede. Mi chiamo Mark.”
“Io Monica. Vuoi un po’ di latte di cocco?”
“Grazie, volentieri!”
Mark continua a parlare con Monica. I suoi amici lo chiamano, ma lui li saluta da lontano e dice loro di andare avanti, che li avrebbe raggiunti dopo in albergo. Le fa notare quant’è bello il gioco di luci che il sole fa sull’oceano. Racconta a Monica di quando lui e la sua ragazza, che ora l’ha lasciato e chissà dov’è e cosa sta facendo, sembravano proprio come i raggi del sole e l’acqua del mare, uniti e armoniosi, e l’uno senza l’altro si sentivano perduti. E man mano che racconta, Monica inizia a capire perchè aveva deciso, dopotutto, di fuggire dalla città, di prendere l’aereo e di venire qui. Non era stato un atto di codardia, ma di coraggio. E la fortuna, si sa, aiuta gli audaci.


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