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Eileen Hawk - Fantasy

 
La vita dopo la morte

Se solo avessi saputo quale sarebbe stato il mio Destino, chi e che cosa mi avrebbe scelta, una volta arrivata alla soglia dei 23 anni di vita, sarei fuggita subito, me ne sarei andata prima, lasciando i compagni soli, a combattere il Male nelle terre di Sosaria. Me ne sarei andata senza rimorso, col solo rimpianto di non avere capito... prima...

La pre-morte

A che cosa pensate quando mormorate la parola MORTE...
Gli Umani se ne lagnano, perchè pone fine alla loro Vita, così preziosa. Non comprendono, la fuggono, cercano di evitarla rendendosi schiavi delle cose e delle persone. Schiavitù, quella che loro chiamano Vita non è null'altro che questo. Poveri, inconsapevoli Umani.. vivono per le apparenze, per ciò che è materia, senza capire che ciò che conta davvero è ciò che non si vede... senza comprendere che è l'Anima la vera ricchezza e non gli ori, non gli averi.
L'onore, la gloria... vanità, vanagloria. Superfluo.
Questo lo so bene, perchè anche io fui una di loro. E combattevo per la Libertà, per la Pace, per quei valori che rendono coraggiosa una fanciulla alle prese col mondo degli Umani. Sciocca.
E ancora ringrazio Colui che mi aprì gli occhi.
Lo ringrazio amandolo ogni giorno. Senza sosta, senza stancarmene mai.

Lasciato di prima mattina il piccolo accampamento dei Leoni di Tintagel nella radura poco distante da Yew ed i compagni che ancora erano immersi nel sonno, prese il suo cavallo e silenziosamente si avviò tra gli alberi fitti. I sogni terribili della notte precedente l'avevano tormentata e sentiva l'esigenza di calmarsi facendo una passeggiata, sola, in luoghi non troppo frequentati: erano in guerra e lei lo sapeva bene, il suo lavoro di Ambasciatrice non le dava la sicurezza di sfuggire al combattimento e forse alla morte se si fosse imbattuta in un nemico, e non voleva rischiare. Alla pelle ci teneva ancora, sentiva il desiderio di aiutare il suo Comandante e l'ultima cosa che voleva era morire da stupida, lontano dal campo di battaglia. Salì sul suo destriero dopo avergli regalato una mela matura, e si inoltrò tra le fronde verdi, lasciando che fosse lui a guidarla.
Così, assorta nei suoi pensieri, perse la cognizione del tempo e dello spazio, fino a che non si fermò, stupita: tese l'orecchio... nessun suono. Nulla. Il vento, gli uccelli del bosco, gli animali... la foresta di Yew era sempre abbastanza rumorosa.... eppure attorno a lei tutto pareva morto, avvolto in un silenzio di tomba.
Si avvicinò i polsi alle orecchie e con un gesto fece per stapparle. Una, due volte. Nessun risultato. Si guardò attorno con aria circospetta... non poteva essere possibile. Un senso di inquietudine la prese, ma qualcosa... una forza sconosciuta la stava trascinando a sè e lei non lo sapeva ancora.
Decise di avviarsi al ruscello per abbeverare il cavallo.

Fu lì che lo vide la prima volta. Una figura nera, avvolta da un mantello, coperta da un cappuccio. Si sentì trafiggere da quello sguardo che non riusciva a scorgere. Ma, pensò, se anche l'avesse scorto, non avrebbe potuto sostenerlo. Lo sentiva.
Non gli resistette, ma era legata ancora troppo alla Vita e ai suoi Ideali per abbandonare così i compagni.

Come possono essere contraddittori gli Umani... io vivevo di giorno combattendo per il Bene e di notte ero assalita dagli incubi e dall'impulso di fuggire... di giorno ligia al dovere portavo ambasciate agli alleati e ai nemici, e da Leonessa vivevo per la Libertà; ma di notte, sola accanto al fuoco, scorgevo una figura nera nel bosco, in lontananza, che osservava, ed un falco che volteggiava sopra di me, come per ricordarmi che solo quella era la strada... so che era lui a mandarli, amorevole Amante, per proteggermi. E ancora ero cieca.
Ma quando il Sogno di Tintagel si sciolse e svanì non ebbi più rimorso alcuno, più nessun freno, e rimasta sola capii.
Il Mio Signore mi sentì finalmente pronta, mandò un Emissario, e mi fece portare da lui, in un altro tempo e in un altro luogo. Quella notte lasciai definitivamente la Vita, per accogliere la bellezza della Morte e delle meraviglie che essa regala.

La morte e il passaggio a nuova Vita

Quel giorno aveva scelto lei, per farne la Sua Sposa. E lei, dapprima titubante, si era lasciata col tempo affascinare dal Suo Signore e dal Colei che lui serviva con devozione.
Tutto questo venne confermato nuovamente, quando la Morte li unì definitivamente, benedicendoli.
Eileen rinacque il giorno del suo matrimonio: tutto ciò che era stata durante la sua pre morte, ora non le apparteneva più. Ora era una Adepta, in attesa di imparare tutti i segreti che la Signora poteva donare e che insegnava attraverso il Cavaliere Oscuro.

E non v'è nulla di più dolce che ritrovarsi accanto al proprio Sposo... qui ed ora. E non v'è nulla che superi la grandezza della Signora Morte. Nessun rimpianto, nessun rimorso... la completezza che dona è assoluta.

Il presente

Il fuoco del piccolo accampamento brillava nel buio. Voci sommesse, qualche risata interrompevano di tanto in tanto il silenzio della notte. Una carovana di uomini e donne, protetta da alcuni soldati, si stava spostando dalla capitale Britannia alla Città degli Ori, Trinsic: erano mercanti abituati a maneggiare il denaro, che l’indomani avrebbero concluso chissà quali redditizi affari per le loro tasche. Assieme a loro le consorti legittime, ma anche qualche accompagnatrice occasionale, adatta a rendere più piacevoli i viaggi d’affari agli uomini soli e senza famiglia. L’accampamento distava poco dal fiume, erano partiti nel tardo pomeriggio e si trovavano circa a metà strada. Avevano preferito fermarsi al tramonto, per non scoprire il fianco a briganti e disperati attratti dalla prospettiva di ricchezze in preziosi e monete: alle prime luci dell’alba avrebbero ripreso il cammino e sarebbero arrivati a destinazione prima di pranzo. Tutto era tranquillo, il luogo appariva sicuro, inoltre gli uomini della scorta erano abituati a quel genere di lavoro e ben pagati per assolvere al loro compito.
I due fanti lasciarono la loro posizione per dare il cambio all’altra coppia di sentinelle, e tornati alla loro tenda si misero a lucidare le loro armi accanto al calore delle fiamme. Uno dei due sbadigliò, l’altro poco dopo di rimando. Il cavaliere alto e ben piazzato, che faceva da guida e da avanguardia, notò che il proprio cavallo era irrequieto e non accettava le sue carezze: era solito fare così quando aveva sete. Decise quindi di alzarsi e di portarlo ad abbeverarsi al fiume, che distava da lì una trentina di passi: prese la sua lancia corta per precauzione e si avviò facendo un cenno di saluto ai compagni di guardia, che rimasero a osservare la sua figura che si allontanava e scompariva tra i cespugli.

Col muso immerso nell’acqua, il cavallo beveva per calmare la propria sete, dando di tanto in tanto qualche calcio nell’aria, a vuoto, con le zampe posteriori. Il cavaliere si era accovacciato accanto a lui per accarezzargli il muso, nel mentre osservando la luna che si rifletteva nella corrente: alzò gli occhi per guardarla meglio... quella notte era splendida e piena, luminosa, accarezzata da una leggera nube di passaggio nel cielo terso e pieno di stelle. Prese le redini quando ebbe finito, si alzò in piedi e si voltò. Fu allora che la vide. Trasalì… non l’aveva sentita arrivare...
Una donna lo osservava, a pochi passi da lui. Bellissima e pallida. I capelli neri, lunghi e sciolti, illuminati dai raggi lunari, assumevano sfumature blu scure, e si muovevano un poco, abbandonati alla brezza notturna. Gli occhi profondi ma assenti, sembravano senza espressione. Le labbra rosse, ben disegnate, rivelavano nel loro taglio una freddezza inaspettata. La veste lunga ma stretta rivelava un corpo sinuoso e un seno pieno, che smentivano le sensazioni regalate dal suo viso, e promettevano calore e passione e ispiravano immagini di voluttà.

“Che fate qui donna, andate sola di notte?!” disse il cavaliere, mettendo mano alla sua lancia.
Ella non rispose con parole, si limitò ad annuire.
“Siete forse pazza, o desiderosa di morire?” a questa domanda le sfuggì un impercettibile sorriso, talmente sfuggente che l’uomo non se ne accorse.
“Non sapete che questi luoghi sono pericolosi? Vi sono briganti e chissà quali altre creature li popolano..” fece un passo in avanti, ma lei non si mosse.
“Non potete parlare? Siete forse muta?” chiese lui, con sospetto. La fanciulla fece segno di no con la testa.

“Avete dunque una voce così poco soave che non desiderate farmi sentire?” la provocò il cavaliere, nonostante nelle sue parole si percepisse una leggera tensione.
Ella tacque.
Il guerriero la guardò meglio alla luce della luna: era molto bella, era sola e se anche avesse avuto qualche arma per difendersi sarebbe stato un gioco da ragazzi per lui disarmarla… dopotutto, era una donna… sorrise beffardo. Lasciò le redini, e impugnando la lancia corta si diresse verso di lei: “Se non parlate, vorrà dire che tra poco griderete, ma sarà solo di piacere, mia cara… non ve lo hanno insegnato che le fanciulle non devono andare tutte sole nel bosco la notte? Affidatevi alle mie cure e non ve ne pentirete”.
A un passo da lei, allungò la mano libera per accarezzarle i capelli. Fu allora che lei parlò.
“Vi piaccio, cavaliere?” disse, cogliendolo di sorpresa. Lui si bloccò di colpo e la osservò stupito.
“Certo che mi piacete… ma, che cosa significa?” rispose impreparato.
“Se io Vi piaccio, sono certa Vi piacerà anche la Mia Signora…”

Una lama balenò nel buio. Il corpo del guerriero si accasciò a terra, senza vita, in un lago di sangue. La lama del coltello gli aveva reciso la carotide con un sol colpo netto, deciso, freddo e sicuro. La fanciulla si chinò su di lui e pulì l’arma nel suo mantello, poi la ripose nella custodia appesa alla cintura. Guardò il cielo e osservò la luna: si era tinta di rosso.
Fece uno schiocco con la lingua per richiamare il suo destriero, nascosto tra gli alberi, e attese i compagni. Si mise in sella e quando lo vide arrivare, sorrise al marito che le si avvicinò con calma. Il Falco le posò un dito su una guancia e tolse via una piccola goccia di sangue. Accanto a lui, gli Emissari. Dietro di loro gli Adepti. Eileen si unì a quest'ultimi.

"Aeterni Sumus".

E scomparirono come Ombre nel buio, in cerca di Anime. La notte era propizia.



Da un soggetto per GdR online - AD


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