| - Racconti pag. 1/5 - |
|
 |
1
2
3
4
5
 |
| - Vacanza d'estate - Tensione |
 |
 |
La casa non sembra poi così male. Quando siamo partiti questa mattina, avevo un brutto presentimento. Pensavo che sicuramente qualcosa sarebbe andato storto e che, come spesso accade in questi frangenti, avremmo trovato ad attenderci un fienile mezzo diroccato o un edificio in fase di pesante ristrutturazione, coi muri pericolanti. Nulla di tutto questo.
|
 |
 |
| - La giusta misura delle cose - Ironic Pulp |
 |
 |
Eravamo arrivati ai ferri corti. Per una donna, ovviamente. Non era certo la prima. Non era nemmeno la seconda. Credo fosse la settima o l’ottava, non so. Per quel che ricordavo, avrebbe potuto essere anche la decima. A un certo punto ho smesso di tenere il conto. Avevo cose ben più importanti a cui pensare durante il giorno, che appuntarmi nomi di donna in una stronza lista.
|
 |
 |
| - Il marchio - Ironic Pulp |
 |
 |
Mi ha chiesto di marchiarla. Un marchio scuro e deciso al centro dell’area sacrale, all’inizio dell’incavo dei glutei, a macchiare la sua pelle bianca. Lì per lì sono rimasto un po’ perplesso. Non avevo proprio capito. Pensavo parlasse di un tatuaggio. Non sono mica un tatuatore io, ho esclamato.
|
 |
 |
| - Il tarlo, il chiodo - Eros |
 |
 |
E’ una sensazione strana. Ti prende all’improvviso. Ti chiede attenzione, e se non gliela dai, se la prende lo stesso. E’ come quando guardi un tramonto, senza vederlo veramente, e non appena realizzi la sua bellezza, rimani senza fiato e devi costringerti a respirare. Per non morire. Una sensazione odiosa, perché percepisci la forza della sua necessità. Una forza a cui non ti puoi sottrarre, non puoi contrapporti, perché sai che ne usciresti malconcia, zoppa, sconfitta.
|
 |
 |
| - L'odore della notte - Riflessioni |
 |
 |
L’odore di erba e di esaltazione la stordiva. Avanzava verso l’uscita principale, alla ricerca di un bagno dove stare un secondo da sola, fare pipì, e forse vomitare. L’alcool che aveva in giro per tutto il corpo la faceva sentire leggera e pesante al tempo stesso, tanto che non capiva, non ricordava esattamente come fosse arrivata fin lì. Attorno a lei, orde di ragazzi saltellavano in preda a una crisi da iperattività dovuta a miscugli di cocaina, acidi, birra e superalcolici. Seguivano imperterriti e coraggiosi la musica campionata e martellante, come potevano e come suggeriva loro la metilendiossimetilanfetamina. Ecstasy, per i profani. Per quelli che “i giovani vogliono solo divertirsi” e “le nuove generazioni non vogliono responsabilità”.
|
 |
 |
| - Pelle viola - Tensione |
 |
 |
Immobile e legato a una sedia, un corpo respira piano nell’ombra della stanza arredata in stile Ikea. Una stanza anonima, come ce ne sono tante. Il divano bianco che si trasforma in letto, il tavolino Zen in legno chiaro, le pareti candide che quasi non si vedono, nascoste da poster e quadri e fotografie e cornici. Cornici vuote a incorniciare il nulla. C’è un’attenzione quasi maniacale alle loro distanze: tutte appese a circa tre centimetri le une dalle altre. Tre centimetri, non uno di più. Il silenzio è perfetto, quasi innaturale. Non c’è televisione, non c’è Hi-Fi, non c’è computer: una stanza sobria, asettica, neutra. E un corpo al centro.
|
 |
|